Nel fantastico mondo del “mediatore creativo”, chiedere i documenti di una casa prima di comprarla è visto come un atto di insubordinazione.
La risposta standard?
Un misto tra il mistico e il minaccioso: “Faccia l’offerta, poi al rogito sarà tutto a posto.
Si fidi!” Certo, fidiamoci. Come fare un salto nel buio sperando che qualcuno, nel mentre, accenda la luce.
Quando poi provi a chiedere prove concrete, scatta il festival delle scuse: la Privacy (elevata a dogma religioso), la Proprietà che improvvisamente diventa timida, o il classico “è inutile vedere le carte se non c’è il prezzo”.
Tradotto dal “mediese” all’italiano: balle.
La verità è molto più banale: se un agente non ti dà le carte, non è perché l’immobile è un segreto di Stato, ma perché non ha fatto il suo lavoro.
Un professionista serio ha già fatto le pulci a urbanistica e catasto prima ancora di scattare le foto.
Se c’è trasparenza, i documenti te li tira dietro; se c’è fumo, probabilmente è perché sotto c’è un arrosto bruciato (o un agente pigro).
Ricorda: comprare casa “sulla fiducia” è un ottimo modo per acquistare un abuso edilizio con vista sul tribunale.
