Diciamolo senza girarci intorno.
Se oggi molte persone diffidano degli agenti immobiliari, una parte della responsabilità è nostra.
No, non di tutti. Ma della categoria, sì.
Per anni abbiamo inseguito i numeri invece della qualità. Abbiamo riempito Internet di annunci copiati, fotografie storte, descrizioni che definivano “luminoso” qualsiasi appartamento con una finestra, “da personalizzare” immobili da demolire e valutazioni fatte più con l’entusiasmo che con i dati.
E poi ci stupiamo se qualcuno pensa che il nostro lavoro sia aprire una porta.
La verità è che molti colleghi hanno contribuito a creare questa immagine.
C’è chi promette di vendere una casa in una settimana senza averla nemmeno studiata. Chi assegna un prezzo “per prendere l’incarico” e spera che il mercato faccia il resto. Chi arriva al sopralluogo, guarda fuori dalla finestra per trenta secondi e sentenzia: “Secondo me vale 450 mila euro.” Più che una valutazione, sembra la ruota della fortuna.
E poi c’è il collega che, davanti a una domanda tecnica, cambia argomento con l’agilità di un politico in campagna elettorale. Oppure quello che fotografa il bagno con il grandangolo sperando che sembri una spa, salvo poi scoprire che dal vivo ci si entra solo di lato.
Per non parlare degli annunci immobiliari. Ce ne sono alcuni che sembrano scritti con lo stesso copia-incolla dal 2005: “Imperdibile occasione”, “soluzione unica nel suo genere”, “assolutamente da vedere”. Talmente unica che la stessa descrizione compare in altri quindici annunci.
Il risultato?
Ogni agente serio, prima ancora di vendere un immobile, deve convincere il cliente di non essere come quelli che lo hanno deluso in passato.
Ed è forse questa la parte più difficile del mestiere.
Per fortuna, però, il mercato sta cambiando. Oggi improvvisare è sempre più difficile. Le compravendite richiedono competenze tecniche, verifiche documentali, conoscenze urbanistiche, capacità negoziali e una comunicazione trasparente.
Non basta più conoscere il prezzo al metro quadro. Bisogna conoscere la casa, la documentazione, il mercato e, soprattutto, avere l’umiltà di dire “non lo so, lo verifico” quando serve. Perché improvvisare può costare caro, al cliente prima ancora che all’agente.
Chi continua a lavorare come vent’anni fa rischia di fare un danno non solo ai propri clienti, ma anche all’intera categoria.
Forse la reputazione degli agenti immobiliari non migliorerà grazie a uno slogan pubblicitario.
Migliorerà quando saremo i primi ad ammettere che certi comportamenti hanno fatto perdere fiducia ai clienti e che l’unico modo per recuperarla è lavorare meglio, non parlare di più.
Perché la credibilità non si costruisce difendendo una categoria.
Si costruisce meritandosi, ogni giorno, la fiducia delle persone.
